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Arezzo
Tracce di insediamenti risalgono già al secondo millennio avanti Cristo, periodo della civiltà villanoviana. Durante la fase etrusca è una delle dodici lucumonie della Lega dei Dodici Popoli. Alla fine del VI secolo risalgono le testimonianze etrusche
dell’acropoli di S. Cornelio, tratti di mura, parte di una necropoli sul Poggio del Sole, i bronzi della Chimera e della Minerva ed altre produzioni artigianali. Nel 311 a.C la città è sconfitta dall'esercito di Roma ed è denominata Arretium Vetus. Nel III secolo a.C si allea con l'Urbe per
contrastare l’invasione dei Galli Senoni, diventa presidio militare romano e si trasforma grazie alla sua posizione geografica in base strategica per l'espansione romana verso il nord Italia. Più tardi in seguito alla guerra civile tra Mario e Silla venne in parte distrutta e occupata dai veterani di Silla
che la chiamarono Arretium Fidens. Durante il regno di Ottaviano Augusto raggiunge centomila abitanti ma dopo il crollo dell'Impero e le successive invasioni barbariche iniziò una lenta fase di declino ma favorita dalla posizione geografica riuscì a mantenere un importante ruolo strategico con l'arrivo prima dei Goti e successivamente dei Longobardi. Quando questi vennero sconfitti dai Franchi divenne parte del Sacro Romano Impero Carolingio.
La rinascita demografica ed economica giunge dopo l'Anno Mille. Nel 1200 sorgono la Cattedrale e le chiese di San Domenico e di San Francesco, luoghi d'importante valore artistico. All'interno di San Domenico è situato il celebre crocifisso realizzato da Cimabue mentre Piero della Francesca è l'autore nella chiesa di San Francesco dell'eccezionale ciclo pittorico della Leggenda della Vera Croce. (1453-1466)
Centro del borgo storico la suggestiva cornice medievale di Piazza Grande e delle Logge del Vasari. Da visitare il Museo Archeologico Nazionale, con reperti di epoca etrusco-romana, e il Museo Statale d'Arte Medievale e Moderna, fondamentale per comprendere l'evoluzione della cultura aretina.
Nella città toscana nacque Francesco Petrarca (1304-1374), Guido d'Arezzo (circa 997-1050), l'inventore della scala musicale, il letterato Pietro Aretino (1492-1566), il pittore ed architetto Giorgio Vasari (1511-1574)
Assisi
Assieme a Gubbio, rispetto alle altre città umbre costituisce un’eccezione, poiché invece di coprire la città su un colle si dispone a terrazze lungo le pendici di un monte, con lunghe vie di collegamento in quota, tagliati da ripidissimi raccordi che si aprono sulle grandi piazze della cattedrale di San Rufino, di Santa Chiara, del Comune. Il grandioso complesso della Basilica di San Francesco è formato dalla sovrapposizione di due chiese che individuano due differenti fasi costruttive. La basilica inferiore (aperta dalle 6 alle 18.45, con l'ora solare fino alle 18) fu iniziata sotto la soprintendenza di Frate Elia nel 1228 e doveva essere compiuta nel 1230, quando vi fu traslato il corpo del santo deposto in un sarcofago sotto l’altare maggiore. Negli anni immediatamente successivi divenuto Elia generale dell’Ordine Francescano (1232-39) prevalse l’orientamento di edificare due chiese sovrapposte, dando forma a un grandioso monumento per l’esaltazione della figura del santo e dello stesso ordine. La facciata della chiesa superiore è di linee semplici e nobili, divisa orizzontalmente in tre zone da cornici su mensole e coronata da timpano triangolare, in stile gotico adattato ai gusti locali. Ha un portale gemino e nella zona mediana una splendida rosa doppia di forme cosmatesche fra i simboli degli Evangelisti a rilievo. Su lato sinistro si alza il campanile in forme romaniche umbre spartito orizzontalmente da cornici ad archetti. Alla chiesa inferiore si accede invece per un gotico portale gemino della seconda metà del Duecento, riccamente scolpito e con ornati a mosaico. L’interno, con pianta a croce egizia, è distribuito su una navata divisa in cinque campate da basse arcate a tutto sesto. Entrambe le chiese sono decorate da importantissimi cicli di affreschi di Giotto e di altri maestri della pittura, tra cui Cimabue, Simone Martini, Pietro Lorenzetti. La visita continua percorrendo Via San Francesco la quale diventa Via del Seminario (poco dopo a destra l’antica chiesa di Santo Stefano) per giungere alla Piazza del Comune, dove è collocato il cosiddetto Tempio di Minerva. Continuando dritto per Via San Rufino si arriva al Duomo della città, affiancato dal palazzetto dove crebbe Santa Chiara, il cui corpo è sepolto nella chiesa poco più a sud raggiungibile da Corso Mazzini. Ritornando verso la Stazione Ferroviaria s’incontra la chiesa di Santa Maria Maggiore e di San Pietro. In alto della città è situata la Rocca Maggiore, che offre una bella panoramica mentre al di là della stazione è collocata la Basilica di Santa Maria degli Angeli
Gubbio
La fondazione di Gubbio si deve agli Umbri, insediatisi sulla sommità del Monte Ingino e sul vicino Monte Calvo probabilmente all'inizio del primo millennio avanti Cristo. Più antico è però il popolamento della zona: la vallata fu frequentata dal Paleolitico inferiore, e resti di abitati di tarda età del Bronzo e della prima età del Ferro sono noti sui rilievi circostanti. Per conoscere la struttura urbanistica dell'antica Ikuvium disponiamo delle Tavole eugubine, monumento epigrafico di eccezionale valore documentario inciso in lingua umbra tra la fine del II e il I secolo avanti Cristo. Il primitivo insediamento era formato da due nuclei, l'Arce Fisia in posizione dominante, e la Tota Ikuvina, il cui nucleo principale a partire dal II secolo a.C era scivolato lungo le pendici dell'Ingino fino al terrazzamento compreso tra l'odierno tracciato delle vie dei Consoli-XX Settembre e il sito oggi occupato dal Palazzo Ducale. Questo insediamento era protetto da una cinta muraria interrotta da tre porte. Il collegamento con l'esterno era garantito dalla Via Augurale, che dalla sommità dell'Ingino entrava in città dalla Porta Trebulana, attraversava l'insediamento per poi proseguire verso la pianura. Con la realizzazione della Via Flaminia (220-219 a.C) Gubbio venne inserita nel flusso di relazioni fra Roma e la costa adriatica. A partire da questo momento inizia la fondazione della nuova città in pianura, prima nei pressi del torrente Camignano e poi, dalla seconda metà del I° secolo a.C ancor più a valle. La città dovette subire una drastica contrazione durante le invasioni barbariche: note sono le devastazioni dei Visigoti nei primi anni del V secolo. Il trattato di pace stipulato nel 605, che di fatto segnò la divisione dell'Umbria tra il ducato longobardo di Spoleto e quello bizantino di Perugia portò importanti stimoli alla ricostruzione della città.
Il periodo carolingio-ottoniano (VIII-X secolo), durante il quale venne garantita la stabilità politica, favorì la coesione armonica della città attorno alla Cattedrale di San Mariano, nell'area dell'odierna chiesa di San Giovanni, fino a lambire verso nord le mura umbre
Narni
Città di antichissima origine, Narni, a 240 metri di altezza, sorge su uno sperone a dominio della gola del fiume Nera e della conca ternana. In prossimità del confine tra Umbria e Lazio, fu nodo stradale di fondamentale importanza per il controllo della viabilità tra l’antica Roma e l’Adriatico, legando per secoli a tale ruolo le sue fortune e subendo per questo assedi e distruzioni. L’abitato ha forma allungata, costretta dalla morfologia del colle, e un impianto articolato che ne evidenzia le fasi formative: da quella umbra a romana nel settore settentrionale (il terziere di S.Maria) a quella medievale (secoli XI-XIV) che progressivamente ha occupato il monte con la formazione dei terzieri di Fraporta e di Mezzule: sulla sommità, separata dalla città, la Rocca albornoziana, simbolo del potere ponteficio. Nel centro storico sono visitabili diverse chiese particolarmente suggestive, dal Duomo (1047) a S.Maria Impensole (1175), a S.Domenico, (XII secolo) a S.Francesco (XIV secolo), affianco al convento sorto sul luogo dove abitò per un periodo il santo di Assisi attorno al 1213. La Piazza Marconi è invece dominata dal trecentesco Palazzo dei Priori mentre su Via Garibaldi s’impone il Palazzo del Podestà dello stesso periodo. La via del Monte conduce alla Rocca che offre un grandioso panorama sul ternano
Orvieto
Situata a 322 metri di altezza su una rupe tufacea è circondata dalle grandi mura del periodo etrusco e romano. Grazie alle campagne di scavo eseguite nel 1900 è stato possibile determinare l'evoluzione della città che ebbe il suo sviluppo nel VIII-VII secolo avanti Cristo. Identificata secondo alcuni studiosi come l'antica Velzna, venne occupata dai Romani nel 264 a.C quando, a seguito di contrasti interni, i nobili chiesero aiuto a Roma, per subirne invece l'invasione e la distruzione. Gli abitanti sopravissuti vennero trasferiti nell'attuale Bolsena sulle rive del lago, dove sorse quella che allora si chiamava Volsinii Novi. Da Velzna i Romani portarono via oltre duemila statue prese dai santuari e le trasferirono nell'Urbe per evocare il dio 'Vertumnus', la principale divinità degli Etruschi. Secoli più tardi la nuova Orvieto/Bolsena subirà altre invasioni, fino alla devastazione nel VI secolo dei Barbari che portarono alla nuova rifondazione sulle rupe orvietana della cittadella di Ourbibentos che nell'arco di qualche secolo diverrà una nuova città col nome di Urbs Vetus. Nel 1200 il borgo medievale era costituito da 34 pivieri (contrade) e castelli e da un ampio territorio su cui aveva giurisdizione e nel quale si traevano le risorse economiche per la crescita urbana, fino all'organizzazione del fine secolo in quattro quartieri, San Giovanni e San Giovenale, Serancia, Santa Pace e Postierla e ai loro relativi rioni urbani e suburbani. In questo periodo avviene inoltre il rinnovamento architettonico con la costruzione di palazzi e del Duomo, iniziato il 13 novembre 1290, che costituisce una delle più importanti realizzazioni dell'architettura medievale italiana. Le testimonianze etrusche sono visibili nei luoghi del centro storico, tra i quali la collezione del Museo Claudio Faina. Tra i reperti di particolare interesse la Venere di Cannicella, (530-520 a.C) il sarcofago etrusco della fine del IV secolo, 'Gli Ori dei Faina', costituiti dai gioielli e databili dal IV secolo a.C agli inizi dell'età romana. Spiccano inoltre per importanza la serie di vasi attici a figure nere e rosse del VI e V secolo a.C tra cui emergono le tre anfore attribuite a Exekias (550-525 a.C), tra i maggiori ceramografi attici nella tecnica delle figure nere.
Arrivando ad Orvieto via treno davanti alla stazione si raggiunge la funicolare la quale conduce alla parte alta della città. Da qui si può salire a piedi o attendere il minibus che conduce a Piazza del Duomo. Giunti di fronte
alla cattedrale si è accolti dallo spettacolo di colori e sculture della facciata gotica mentre all'interno nella Cappella di San Brizio affreschi importantissimi realizzati da Luca Signorelli a partire dal 1499 con tema il Giudizio Universale. L'entrata di 5 euro comprende l'ingresso ai Palazzi Papali, situati nella strada in fondo alla chiesa, che ospitano le suggestive e grandiose pale d'altare tolte dalla chiesa nel 1877, e alla collezione di statue del periodo di Francesco Mochi ospitate all'interno della chiesa di San Agostino. Dal piazzale si prende Via del Duomo che conduce all'incrocio con Corso Cavour. Dominati dalla Torre del Moro, dalla quale si può osservare la città dall’alto si gira a sinistra fino a Piazza della Repubblica, crocevia di cinque strade. E' questa la parte più suggestiva dove sono dislocate chiese del periodo medievale, tra cui San Giovenale e San Giovanni Evangelista. Su questo lato delle mura cittadine si ha una bella panoramica sui dintorni
Perugia
Situata a 493 metri di altezza, in una posizione dominante la Val Tiberina, i primi insediamenti abitativi della città si riferiscono ai nuclei etruschi del IX secolo a.C con l'esistenza di alcuni gruppi di capanne. Nel V secolo Perugia diviene una delle città più importanti della Dodecadopoli, federazione etrusca delle città. Ed è al periodo etrusco che risale la costruzione delle imponenti mura che delimitano il nucleo storico del borgo. Dopo lo scontro e la sconfitta con l'esercito romano, Perugia entra a far parte dell'Impero nel I° secolo a.C durante il regno di Augusto. Vennero avviate opere di recupero edilizio e si costruì in particolare fuori le mura, come testimoniano l'anfiteatro fuori Porta Marzia e le Terme delle Conce. L'espansione urbana extra-muras si definisce meglio in età paleocristiana attorno ai luoghi di culto di S.Angelo, S.Pietro e S.Costanzo. Una crescita che venne interrotta dalle invasioni barbariche dei Goti nel 548 e successivamente dei Longobardi, che ne vedevano, per la sua posizione, un'ideale roccaforte. Terminata l'occupazione straniera Perugia torna ad espandersi e la costruzione nel X secolo della nuova cattedrale avvia il rinnovamento urbanistico. Per tutto il Duecento e la prima metà del Trecento il governo comunale si consolida e allarga l'estensione del contado fino al Lago Trasimeno. Il nucleo abitativo iniziò a esercitare una forte attrazione sulla nobiltà delle campagne e sulle popolazioni rurali che si trasferirono verso il centro. Nei borghi intanto si insediano anche le chiese parrocchiali, gli oratori e i grandi complessi conventuali, che eserciteranno un'importante funzione di carattere assistenziale e sociale. Nella metà del 1200 si costruisce l'acquedotto, la fontana maggiore nella piazza principale e il grandioso Palazzo dei Priori, all'epoca sede del governo mercantile oggi del Comune e della Galleria Nazionale dell'Umbria, importante pinacoteca che ripercorre l'esperienza artistica regionale dal 1100 in poi.
Arrivando a Perugia dalla città bassa attraverso le scale mobili si raggiunge Piazza Italia. Da qui inizia Corso Vannucci che poco dopo si apre su quella che era conosciuta come Piazza del Pane. Continuando sulla destra spicca il medievale Palazzo Baldeschi attualmente sede, fino all'otto gennaio, della mostra monografica sul pittore perugino manierista Gian Domenico Cerrrini. Sull'altro lato, a sinistra, si può osservare l'elegante entrata del Collegio del Cambio, importante corporazione che s'insedio qui tra il 1452 e il 1457, in uno degli ambienti del suggestivo Palazzo dei Priori, che venne costruito a partire dal 1300 sui progetti di Giovannello di Benvenuto e Giacomo di Servadio. Nel 1443, attraverso diverse vicissitudini, furono completati il lato sul corso, su Via dei Priori e la balaustra. Davanti al palazzo si apre Piazza IV Novembre dove al centro è collocata la Fontana Maggiore opera di Nicola Pisano e del figlio Giovanni con la collaborazione tecnica e architettonica di Fra Bevignate. [1275-77] Di fronte è la cattedrale intitolata a San Lorenzo, ricostruita nel 1330 sul primo nucleo edificato nel 969 sotto il vescovo Rugerio e terminata nel 1490, con la successiva consacrazione avvenuta nel 1569. Sull'altro lato è l'entrata per il Pozzo Etrusco, risalente al III secolo a.C. Da qui la visita continua ad ovest verso l'Isola degli Sciri, a nord nel Borgo S.Angelo e nel Borgo di Porta Sole, il punto più alto e primo nucleo della fondazione etrusca della città, ad est nel Borgo di S.Antonio e di Fontenuovo e San Bevignate, a sudest verso le chiese di S.Ercolano, S.Domenico e S.Pietro, mentre nell'area centrale si distribuisce il Rione Baglioni. Dal Borgo di Porta Sole si hanno delle belle panoramiche sulla valle
Siena
Il primo insediamento di Siena e il nome sono probabilmente etruschi. L’insediamento si attestò infatti sul percorso fra città etrusche importanti, Volterra e Populonia da una parte, Arezzo e Chiusi dall’altra. Divenne romana in età Repubblicana ma era una città minore tant’è che è citata solo da Plinio Il Vecchio e Tacito. Alla metà del V° secolo venne istituita la Diocesi.
L’arrivo dei Longobardi modificò radicalmente la struttura territoriale della regione come del resto dell’Italia. La capitale del Ducato di Toscana fu Lucca e per Siena passò l’itinerario aperto dai Longobardi fra la Longobardia e Roma, meta dei pellegrini, e i ducati longobardi meridionali. Unica città fra Lucca e Viterbo a cavallo della Via Romea o Francigena, la Siena medievale si sviluppò in quanto importante crocevia. I Longobardi conferirono a Siena un circondario giudiziario più vasto del territorio della diocesi e ciò portò a secolari contese con Arezzo. Della Siena altomedievale sappiamo pochissimo. Vi è addirittura una lacuna di tre secoli, dal IV a VI, riguardo la documentazione storica. E’ però certo che a differenza delle città con forte impronta romana questa nacque dalla fusione di più nuclei. Vi era infatti la Vecchia Siena, Sena Vetus, arroccata sui due colli contigui di Castelvecchio e di Santa Maria dove verranno trasferite, probabilmente nel VII secolo, la sede episcopale e la chiesa cattedrale, e due grossi borghi formatisi lungo il percorso della Via Romea. Vi erano così tre Siena: Città, Camollìa, San Martino.
La Piazza del Campo è aperta nel punto dove si diramano le dorsali delle tre colline sulle quali sorge la città, la piazza comunemente chiamata il Campo forma uno spazio di sublime armonia e unitarietà che la pongono tra le più alte creazioni dell’urbanistica medievale. La complessità dell’organismo architettonico nel quale il vuoto appare protagonista della scena urbana rivela simbolicamente la sua destinazione originaria a luogo pubblico privilegiato, concepito come cuore della vita civile, sociale, collettiva, polo di scambi e d’incontro. Nella città medievale la grande piazza si colloca strategicamente presso il nucleo primitivo di Castelvecchio e tangente al punto d’incontro dei tre maggiori assi delle comunicazioni con il contado sui quali si struttura l’abitato. L’emiciclo, di originalissima forma a valva conclava simile a una conchiglia inclinata verso mezzogiorno, appare all’interno concluso in se stesso, comunicando con l’esterno attraverso undici varchi sapientemente mascherati dal gioco delle volte e dalla disposizione su vari livelli dell’edificato. La geometria degli spazi si coniuga infatti con mirabile sapienza con le curve di livello, a queste adattandosi fino a tradurre le peculiarità del sito in elementi dello spazio progettato. Fulcro urbanistico della piazza è il Palazzo Pubblico, volutamente collocato nel settore a valle per chiudere scenograficamente lo spazio che ha in quel punto il luogo di convergenza visiva costretta dai dislivelli e dallo stesso andamento delle compatte cortine edilizie. Colori, ombre e arredo urbano concorrono a conferire al Campo una fisionomia particolarissima, accentuando nel contempo il valore simbolico del suo palazzo maggiore.
Il Campo ha una circonferenza di 333 metri ed è articolato in due aree. Quella di basso si stende quasi rettilinea da San Martino alla Bocca del Casato l’altra più elevata racchiude a semicerchio l’invaso con una mobilissima cortina edificata. Il pavimento è all’ingiro lastricato, mentre la parte mediana è a mattoni per coltello e divisa in nove settori da larghi cordoli di pietra, che evocano il Governo dei Nove.
Una grande festa culminata nella solenne benedizione dei canonici del Duomo accompagnò nel 135 la posa delle prime pietre, scolpite con lettere greche, ebraiche e latine della Torre del Mangia. Potentissimo segno territoriale e simbolo dell’autorità comunale, si slancia agile ed elegantissima innestandosi sulla sinistra del Palazzo Pubblico e riflettendo sul Campo la sua ombra. Deriva il nome da Giovanni di Duccio detto Mangiaguadagni che nel 1347 fu incaricato di battere le ore. Alta 88 metri fino agli ultimi merli e 102 fino alla punta del parafulmine fu costruita in cotto dal 1338 al 1448 dai fratelli Muccio e Francesco di Rinaldo. Nel 1341 fu disegnato, secondo la tradizione da Lippo Memmi, il vigoroso coronamento con le bertesche in travertino bianco e la cella campanaria, realizzati da Agostino di Giovanni.
Il Duomo è splendida espressione dell’arte romanico gotica la Cattedrale dell’Assunta innalza il suo luminoso e ricchissimo involucro su una piattaforma a gradinate. Fu iniziata alla metà del secolo XII in sostituzione della chiesa del secolo IX. Consacrata secondo la tradizione il 18 novembre 1179 dal papa senese Alessandro III fu continuata dal 1196 sotto la direzione di una speciale deputazione di cittadini, l’Opera di S.Maria, e in seguito, dal 1238 al 1285 sotto l’amministrazione dei monaci di San Galgano. Le parti essenziali erano compiute nel 1215 mentre fra il 1259 e il 1264 si fabbricò la cupola e nel 1267 l’abside, poi distrutta. Il tempio, a croce latina e a tre navate con cupola esagonale fu rivestito a fasce di marmo bianche e nere che, con riferimento araldico alla balzana simboleggiava l’affermazione del potere civile. Fra il 1285 e il 1296 Giovanni Pisano ideò ed eseguì la parte inferiore della facciata. Attorno al 1317-17 Camaino di Crescentino, capomastro dell’Opera del Duomo cominciò il prolungamento dell’abside. La facciata, tutta in marmo bianco ravvivato da qualche pezzo rosso di Siena o verdescuro di Prato è costituita di due ordini. La zona inferiore, opera romanica con influssi gotici dovuta a Giovanni Pisano, è aperta da tre portali sormontati da timpani gotici. La parte superiore, tricuspidata, è nelle forme del gotico fiorito, con ricchissima decorazione che maschera ingegnosamente il difetto architettonico dei pilastri ai lati del rosone i quali non sorgono in corrispondenza dei pilastri dell’ordine mediano. La disarmonia è dovuta all’intento di riprodurre il coronamento che il Maitani aveva creato per il Duomo di Orvieto. Il campanile, di struttura romanica, a fasce bianche e nere, fu innalzato su una preesistente torre del Bisdomini. E’ aperto da finestre che salendo aumentano da monofore a esafore ed è sormontato da cuspidi a piramide ottagonale
Spoleto
L'evoluzione plurimillenaria di Spoleto diventa storia alla fine del IV secolo avanti Cristo, epoca in cui è riferibile la prima cerchia muraria, detta delle mura ciclopiche, costituita da enormi massi di pietra calcarea in forma poligonale. Tratti di questa cinta sono ben visibili nella zona della rocca, dove rinvenimenti di materiale ceramico e bronzeo documentano la presenza di un santuario umbro posto sulla sommità del colle, con una durata fino all'epoca repubblicana. All'interno di questo spazio murato si sviluppa la città romana che pur essendo un insediamento di collina, segue le prerogative dell'urbanistica ionica. Dal foro, l'attuale Piazza del Mercato, si dipartivano il decumano massimo (odierne Via del Municipio, del Mercato, Plinio il Giovane) e il cardo (Via dell'Arco di Druso e del Palazzo dei Duchi), segmento urbano della Via Flaminia. Al lento dissolvimento dell'Impero Romano seguì un periodo di transizione. Grazie all'efficienza della consolare Flaminia, il cui diverticolo attraversava la città dell'arco di Monterone al Ponte Sanguinario, arrivarono in rapida successione a Spoleto: Teodorico che fra il 507 e il 511 pose mano al restauro della città e alla bonifica della valle in larga parte impaludata; Totila che nel 545 la distrusse; Narsete che dopo il 553 intraprese il ripristino della mura. Nel 576 i Longobardi istituirono il Ducato di Spoleto, proiettando l'influenza politica della città su un vasto territorio dell'Italia centro-meridionale, fino al Ducato di Benevento. La presenza di queste civiltà straniere e la loro integrazione con i valori della religione cristiana, permise il consolidamento di quel sistema politico-territoriale basato sulle abbazie e sulle pievi in sintonia con il sistema feudale radicato nel territorio circostante
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